La carta dei vini di un ristorante sardo può disorientare: nomi che altrove non si incontrano, vitigni autoctoni, e la sensazione di non sapere da dove cominciare. In realtà bastano quattro nomi per orientarsi, e uno per chiudere la cena.
Cannonau
È il rosso identitario dell’isola. Vino di corpo, caldo, con note di frutta rossa matura: sta bene con i piatti di carne della tradizione pastorale, dal porceddu agli arrosti, e regge senza problemi i formaggi stagionati. Ha un grado alcolico che di solito non è modesto: è un vino da cena, non da pranzo in spiaggia.
Vermentino
Il bianco che si beve di più sulla costa. Fresco, sapido, con quella nota leggermente amarognola in chiusura che lo rende adatto al pesce e ai crostacei. È l’abbinamento naturale della fregola con le arselle e in generale di tutta la cucina di mare del sud.
Nuragus e Monica
Due nomi meno noti fuori dall’isola ma molto presenti nella zona del Campidano, cioè proprio l’entroterra di Pula e Cagliari. Il Nuragus è un bianco leggero e beverino, il tipo di vino da tavola quotidiana. La Monica è un rosso più snello del Cannonau, meno impegnativo, che funziona bene con i primi piatti.
Il mirto
Il mirto è il liquore che chiude praticamente ogni cena sarda. Si ottiene per infusione delle bacche del Myrtus communis, l’arbusto che copre buona parte della macchia mediterranea dell’isola — comprese le dune che si attraversano per arrivare in spiaggia. Il risultato è scuro, dolce, aromatico, e va servito freddo.
Esiste anche il mirto bianco, ottenuto dalle foglie e dai germogli: più chiaro, più erbaceo, meno diffuso ma interessante da provare per capire quanto la stessa pianta possa dare risultati diversi.
Cosa portarsi a casa
Se c’è spazio in valigia, le tre cose che viaggiano meglio sono una bottiglia di mirto, un pecorino sottovuoto e una confezione di pane carasau. Il vino si trova anche altrove; il mirto artigianale, quello buono, molto meno.
E vale la pena ricordare che la villa ha un frigorifero e una cucina completa: tenere il mirto in freezer per l’ultima sera, con la piscina illuminata e la zona pranzo all’aperto, è un modo piuttosto efficace di chiudere una vacanza.
Le denominazioni, in breve
La Sardegna conta diciassette DOC e una sola DOCG, riservata al Vermentino di Gallura: è l'unica denominazione garantita dell'isola e si produce nella Gallura, all'estremo opposto rispetto a Pula.
Gli altri nomi che si incontrano più spesso qui al sud sono Cannonau di Sardegna DOC — che prevede almeno l'85% di uva Cannonau, e il 90% per la tipologia «Classico» —, Nuragus di Cagliari DOC, da uno dei vitigni più antichi dell'isola e particolarmente diffuso proprio nel Cagliaritano, e Monica di Sardegna DOC.
Sapere che cosa c'è dietro la sigla aiuta a leggere una carta dei vini senza affidarsi al caso: la denominazione dice da dove viene l'uva e in che proporzione, non quanto costa la bottiglia.
Un ordine che funziona
Se si vuole una regola sola: bianco vicino al mare, rosso appena ci si allontana. Il Vermentino accompagna il pesce e i crostacei, il Cannonau regge i piatti di carne e i formaggi stagionati, e il Nuragus resta la scelta leggera per il pranzo.
Funziona anche al contrario: se la cena è a base di formaggi e salumi, il rosso regge meglio del bianco anche in riva al mare. La regola geografica è un punto di partenza, non una prescrizione.
Il mirto in casa
Il mirto va servito freddo, e questo è l'unico accorgimento che serve davvero. Tenerne una bottiglia nel frigorifero della villa, o nel congelatore, e tirarla fuori dopo cena nella zona pranzo all'aperto è il modo più semplice di chiudere una serata d'agosto senza uscire di casa.
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